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Due ruote e un ukulele, Sebastiano Dessanay a Triei


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Paese

Dati Generali
Il paese di Triei
Triei è un Comune della nuova provincia di Ogliastra. È situato a 141 metri sul livello del mare, nella costa orientale della Sardegna. Conta 1141 abitanti. Fa parte della XI Comunità Montana “Ogliastra?. Non si hanno certezze sulla sua fondazione. L´antico toponimo nuragico Trieu, da cui deriva il nome del paese, significa “luogo ricco di ginestre?. Infatti, ogni primavera, le colline si colorano di un giallo intenso per l´abbondanza di fiori di ginestra.
Il territorio di Triei
Altitudine: 18/827 m
Superficie: 28,54 kmq
Popolazione: 1115
Maschi: 577 - Femmine: 538
Numero di famiglie: 413
Densità di abitanti: 39,07 per Kmq
Farmacia: via Fontana, 3 - tel. 0782 618171
Guardia medica: (Baunei) - tel. 0782 615010
Carabinieri: via Orientale Sarda, 250 - tel. 0782 610825

Storia

TRIÈI, villaggio della Sardegna nella provincia di Lanusei, compreso nel mandamento di Baunei, sotto il tribunale di prima istanza di Lanusei, e già parte della curatoria di Tortolì, appartenente al regno Cagliaritano.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 3', e nella longitudine orientale dal meridiano di Cagliari 0° 28' 40".

Siede nella pendice meridionale del monte Santo (d’Ogliastra), in un seno onde si discende più tosto agevolmente nel piano della Ogliastra.

Componesi questo comune di due frazioni, o vicinati, come dicono i sardi, le quali sono separate dal-l’alveo di un rivo (Bau-e mereu) che formasi dalle fonti della prossima altura; il quale talvolta interdice la comunicazione d’una parte con l’altra.

Così posto come è resta protetto da’ venti boreale e orientale, per la sovrastante prossima catena di colline, ed in parte riparato dagli occidentali per le eminenze, che si elevano da quelle parti sebbene in notevole distanza. I venti australi vi dominano e son nojosi e nocivi.

Le pioggie frequenti nell’inverno, lo son meno nella primavera, rarissime nell’estate; poche, ma dirotte nell’autunno. Le tempeste vi scoppiano talvolta con gran violenza. Non sentesi umidità, la neve si scioglie presto, e la nebbia vi è rara, ma quasi sempre innocua. L’aria si deve dir salubre, perchè il sito non comporta nè pantani, nè paludi. Se qualche impurità vi si accoglia essa dipende dalla negligenza della pulizia.

Territorio. Dolgonsi i trierini d’aver un territorio assai ristretto. Egli è vero che i piani per la coltura dei cereali sono ristrettissimi, ma è pur vero che la superficie è per lo meno di quattro miglia quadrate, le quali potrebbero bastare al decuplo della attuale popolazione se si coltivassero tutte le parti che possono coltivarsi secondo che vuole per le particolari condizioni il suolo.

Molte sono le colline che sorgono in questo territorio, la più notevole delle quali è quella, che nominano di Calacasu, dalla quale esce copia di acqua pura e salubre, di cui si serve la popolazione.

Essendo calcaree le roccie vi sono frequenti le spelonche, e nella indicata montagna se ne conoscono sei di gran capacità. Forse anche in queste si nascondevano i barbaricini, quando erano inseguiti troppo vivamente dai romani.

Si potrebbero indicare diverse vallate; ma noteremo la principale, che discende contro austro con le acque che vengono, come ho notato, dal paese e si uniscono al fiume di Donnigala a ponente-libeccio di Ardali; ed un’altra che resta a ponente e poi si volge verso l’anzinotata. In esse si hanno le vigne, principal ramo agrario di questo paese.

Nelle regioni incolte sono predominanti il cistio ed il lentisco, dalle quali specie si ha vantaggio per cuocer la pietra calcarea in non poche fornaci.

Il lentisco poi con i suoi corimbi dà gran copia d’olio, il quale serve per le lucerne e quando sia ben depurato si usa ancora per la cucina.

Alle suddette specie si aggiungono le filiree, i corbezzoli e l’erica, di una delle cui specie si fa il carbone per le fucine de’ ferrari, il carrubo, volgarmente silimba, la così detta sogargia la quercia sovero, il leccio, e l’olivastro che sono però rari a differenza di altre regioni, dove predomina, infine i pruni ed i peri selvatici. Tutte le quali specie maggiori in certi punti formano boscaglie.

Il selvaggiume vi è copioso, e sono numerosi i mufioni, cervi, daini, cinghiali, le lepri, e nella stagione si trova gran quantità di tordi, colombi selvatici, merli, pernici, anitre e tutte le specie grandi e piccole, che abbiam notato inquiline od ospiti nell’isola.

Popolazione. Nel censimento del 1846 si sono notate per Triei anime 321, distribuite in 72 famiglie e case.

Quel totale si spartiva nelle diverse età nel seguente tenore: sotto i 5 anni mas. 22, fem. 11; sotto i 10 mas. 24, fem. 24; sotto i 20 mas. 41, fem. 43; sotto i 30 mas. 18, fem. 30; sotto i 40 mas. 18, fem. 21; sotto i 50 mas. 21, fem. 13; sotto i 60 mas. 11, fem. 8; sotto i 70 mas. 6, fem. 5; sotto gli 80 mas. 2, fem. 2; sotto i 90 mas. 1.

Quindi secondo la condizione domestica si distinguevano i maschi 164 in scapoli 108, ammogliati 47, vedovi 9; e le 157 femmine in zitelle 91, maritate 47, vedove 19.

L’ordinario movimento della popolazione è di nascite 15, morti 8, matrimoni 5.

Le malattie più frequenti sono febbri intermittenti e d’altre specie, dolori laterali, encefaliti; e deve notarsi che un terzo degli abitanti patiscono della sordità.

Serve per la cura delle malattie un flebotomo, e voglio dire che dopo qualche salasso si lascia alla natura che vinca il male se può.

L’istruzione primaria è tuttora desiderata.

Le professioni principali sono l’agricoltura e la pastorizia. Degli altri mestieri pochissimi si occupano; ma per la comodità e la copia delle acque potendosi conciar le pelli, sono in gran numero quelli che praticano la concia delle pelli e de’ cuoi del proprio bestiame.

Le donne lavorano in circa 50 telai il lino e la lana, e tingono questa in nero od in rosso.

Agricoltura. Essendo pochi i terreni, che a questi paesani sembrino idonei al frumento, vanno in altri territori a seminarne una parte. In totale semineranno 120 starelli di grano, 200 d’orzo, e poco di fave, di legumi e di lino. Il frumento rende l’8 e spesso il 10, l’orzo il 15.

L’orticoltura è un po’ curata, e si coltiva molte specie, anche la meliga.

Va estendendosi la coltivazione dei pomi di terra.

La vigna vi prospera mirabilmente, e si coltivano molte varietà di uve.

Nelle uve bianche indicheremo la malvasia, l’arista, il retagliau, la vernaccina, il moscatello, il moscatellone, il nuragus, l’uva d’angioli, coiberbèi, albacanna, albisedda, corniola, culpunto, calabresa, albomanno, bisini, moddi, tita de acca, o titiacca, o apersorgia, galopu, alba-pasada. Nelle uve nere sono: cannonao, girò, moristellu, amantosu, ogu-e boi, nieddamanna, niedda-carta, bargiu, rosa, titiacca niedda.

I vini sono notissimi per la bontà, e volentieri si comprano dai genovesi e dai napoletani. La quantità non sorpasserà di molto le 250 carratelle. La sesta parte si brucia per acquavite ed una parte minore per la provvista del vino cotto, o sapa.

Negli alberi fruttiferi sono molte specie e varietà, ma il numero totale de’ ceppi forse non eccede i 3000.

Triei ha fuor del vigneto poche terre chiuse (cunjadus) per tenervi a pascolo il bestiame domito. Talvolta vi si fa seminagione.

La pastorizia è ristretta, e il numero de’ capi non sorpassa li 2500 tra vacche, capre, pecore e porci.

Il bestiame di servigio si riduce a 50 gioghi, che servono per l’agricoltura e pel carreggio; e 20 tra cavalli e cavalle per sella e basto.

Apicultura. Essendo il luogo attissimo per le pecchie, alcuni attendono con qualche diligenza alla medesima, e vi sono da 15 orti, in ciascuno de’ quali si hanno da 200 bugni, in totale 3000.

Commercio. Triei vende i suoi prodotti a’ negozianti di Tortolì, che commerciano coi genovesi, i napoletani ed i toscani. Quanto ricavino da’ vini e dagli altri articoli nol possiamo definire.

Religione. Questo popolo è compreso nella diocesi dell’Ogliastra.

La chiesa parrocchiale, proporzionata al piccol numero degli abitanti, è piuttosto bellina e ben tenuta. Governasi da un prete, che ha il titolo di rettore. In altro tempo era amministrata dal curato di Baunei, poscia, nel tempo del re Carlo Emanuele, quando si provvide alle cose religiose dell’isola, fu per maggior vantaggio delle anime confidata a un paroco proprio, come era stata in altri tempi. Da quella ristaurazione al giorno d’oggi furono soli sei parochi o rettori, e tutte persone degne.

Il titolare della parrocchia sono i santi Cosimo e Damiano, e si festeggia addì 27 settembre, e un’altra volta ai 12 novembre.

Il cimitero contiguo alla parrocchiale serve tuttora di camposanto.

Antichità. Nella circoscrizione di Triei si notano quattro nuraghi, due de’ quali quasi totalmente distrutti; gli altri due, de’ quali sussiste ancora non poca parte, sono nominati uno di Mullò, l’altro di Talavè. I nomi de’ due disfatti erano Nonoculi e Serragu deis bignas. L’ingresso de’ due ancora conservati è minore dell’altezza della statura comune. Si osservano intorno delle rovine che indicano opere circostanti, pari-mente di costruzione nuragica.

Quasi alla distanza in cui trovasi da Triei il casale di Ardali, sorgeva in tempi antichi il borgo di Osono, alla parte di ponente? di cui non mi occorse memoria in nessuna carta del medio evo, e si riconoscono le vestigia sotterra.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Triei
1° domenica di maggio Madonna del Rosario.
La tradizione vuole che ogni famiglia porti del pane tipico a casa dell’obriere. Dopo la benedizione, da parte del sacerdote, il pane viene distribuito alla popolazione.
3° domenica di maggio San Sebastiano.
9/11 agosto Sant'Antonio da Padova .
E’ la sagra più sentita dagli abitanti di Triei, inizia il 9 agosto, quando la statua del Santo viene portata a Mullò. Il giorno dopo, i festeggiamenti si svolgono nel parco di Mullò, mentre l’ultimo giorno il simulacro del Santo viene riportato nella chiesa parrocchiale.
26/27 settembre e 12 Novembre S.S. Cosma e Damiano.
Sono i patroni di Triei, si festeggiano in settembre mentre in novembre si ripete la sola celebrazione religiosa.
13 dicembre Santa Lucia, "festa del vino novello".
La festa è chiamata anche de “Is Bagadius” ovvero degli scapoli, poiché l’organizzazione della festa può essere fatta solo da un celibe. In questa occasione si può assaggiare l’ottimo vino novello, che viene distribuito durante la festa.
17 Gennaio Sant’Antonio Abate.
Per tradizione la sera viene acceso un grande falò intorno al quale si balla e si degustano prodotti tipici locali.